Ogni anno, la sera del 3 settembre, Viterbo spegne le luci. Le strade del centro sono gremite fino all'inverosimile, eppure a un certo punto cala un silenzio quasi irreale, rotto soltanto da un comando secco. Poi, lentamente, una torre illuminata alta una trentina di metri si solleva da terra e comincia a muoversi tra i palazzi, portata a spalla da un centinaio di uomini vestiti di bianco. È il Trasporto della Macchina di Santa Rosa, la festa più sentita della città e uno dei riti collettivi più emozionanti dell'Italia centrale.
Chi era Santa Rosa
Rosa nacque a Viterbo nella prima metà del Duecento e morì giovanissima, intorno al 1251. In una città dilaniata dalle lotte tra la parte fedele al papa e quella schierata con l'imperatore, la ragazza si distinse per la predicazione in strada e per una fede che le costò anche l'esilio. Pochi anni dopo la sua morte, nel 1258, papa Alessandro IV fece traslare il suo corpo nella chiesa che oggi porta il suo nome. Il Trasporto della Macchina rievoca proprio quella traslazione: è come se ogni anno la città riaccompagnasse la sua patrona verso il santuario dove riposa.
La Macchina e i Facchini
La Macchina è una struttura altissima e leggera solo in apparenza: pesa intorno alle cinque tonnellate e si sviluppa in verticale come un campanile traforato, con guglie, statue, angeli e, in cima, la figura della santa. Di sera è illuminata da centinaia di luci e fiaccole, ed è questo bagliore, in mezzo alle facciate scure del centro storico, a renderla indimenticabile. La Macchina non è sempre la stessa: periodicamente viene bandito un concorso per un nuovo progetto, che resta in uso per diversi anni. Ogni modello ha un nome, un proprio stile e una propria schiera di affezionati, e i viterbesi ne discutono come si discute di una squadra del cuore.
A portarla sono i Facchini di Santa Rosa, circa cento uomini selezionati attraverso prove di forza e di resistenza, che si allenano per mesi. Indossano una divisa bianca con una fascia rossa in vita e un fazzoletto, e si sistemano sotto la struttura in posizioni precise, ciascuno con un ruolo. Prima del Trasporto ricevono una benedizione solenne, e durante il percorso eseguono i comandi del capofacchino che ne scandisce ogni movimento: il momento in cui si sente gridare di sollevare la Macchina e tutta la folla trattiene il respiro è difficile da descrivere a chi non l'ha vissuto.
Il percorso nel cuore di Viterbo
Il Trasporto parte dalla zona di Porta Romana e attraversa il centro storico lungo un tragitto di poco più di un chilometro, con alcune soste nelle piazze principali, dove i Facchini posano la Macchina per riprendere fiato. Il tratto più atteso è l'ultimo: la salita finale verso il santuario di Santa Rosa, ripida e stretta, affrontata con una corsa a cui la città assiste in un misto di ansia e commozione. Quando la Macchina arriva a destinazione, l'applauso che esplode tra le case è la vera conclusione della serata.
Dal 2013 il Trasporto fa parte del Patrimonio culturale immateriale dell'UNESCO, insieme alle altre feste della Rete delle grandi macchine a spalla italiane: i Gigli di Nola, la Varia di Palmi e i Candelieri di Sassari. Un riconoscimento che premia non solo lo spettacolo, ma il legame profondo tra una comunità e il suo rito, tramandato di generazione in generazione.
Vivere Santa Rosa partendo da Bagnoregio
La festa non si esaurisce nella sera del 3: nei giorni precedenti la Macchina resta esposta e visibile, e la città si riempie di celebrazioni, mercatini e appuntamenti religiosi e civili. Chi soggiorna a La Quiete, a circa 30 km da Viterbo, può approfittarne per vedere la torre di giorno, con calma, e poi tornare la sera del Trasporto per viverne il momento più intenso. Inizio settembre, del resto, è un periodo ideale nella Tuscia: le giornate sono ancora calde, la piscina all'aperto della villa invita a un ultimo bagno, e le serate in giardino sono già più fresche. Il calendario completo delle celebrazioni viene pubblicato ogni anno dal Comune di Viterbo e dal Sodalizio dei Facchini: consultatelo prima di organizzare il viaggio.
Settembre nella Tuscia, con base a Bagnoregio
Viterbo dista circa 30 km da La Quiete: dopo la sera di Santa Rosa, i primi giorni di settembre sono perfetti per godersi ancora piscina e giardino.