Ci sono luoghi che si capiscono solo arrivandoci a piedi. Civita di Bagnoregio è uno di questi: un piccolo borgo di tufo appoggiato in cima a uno sperone isolato, circondato su ogni lato dalla Valle dei Calanchi e raggiungibile soltanto attraverso un lungo ponte pedonale. Da lontano sembra un'apparizione, da vicino è un paese vero, con le case di pietra, i fiori alle finestre e un silenzio che dopo il tramonto diventa quasi totale. In queste righe vi accompagniamo lungo la visita, dal ponte fino ai belvedere affacciati sul vuoto, con qualche consiglio per viverla con calma.
Perché la chiamano “la città che muore”
Civita nasce in epoca etrusca su un pianoro di tufo vulcanico che poggia su strati di argilla più antichi e fragili. È proprio questo contrasto a renderla unica e vulnerabile: la pioggia e il vento erodono l'argilla, le pareti di tufo perdono il sostegno e, nel corso dei secoli, porzioni intere dell'abitato sono scivolate a valle. Il terremoto del 1695 accelerò il declino, e molti abitanti si trasferirono nella parte del paese che oggi tutti conoscono come Bagnoregio, sul crinale vicino.
L'espressione “la città che muore” si deve allo scrittore Bonaventura Tecchi, nato a Bagnoregio, che la usò per raccontare il lento sgretolarsi del borgo. Oggi i residenti stabili sono pochissimi, ma il paese è curato, monitorato e restaurato con attenzione, e quel nome suona più come un invito a guardarlo con rispetto che come una condanna.
Il ponte e Porta Santa Maria
L'unico accesso è il ponte pedonale in cemento armato costruito negli anni Sessanta del Novecento, lungo circa trecento metri e piuttosto ripido nell'ultimo tratto. Percorrerlo è già parte della visita: a destra e a sinistra si aprono i calanchi, creste chiare modellate dall'acqua, mentre davanti a voi il borgo cresce passo dopo passo. Per entrare a Civita il Comune chiede un contributo di accesso, destinato alla cura del borgo: importo, modalità e punti di pagamento possono cambiare, quindi verificateli sul sito ufficiale prima di partire.
In cima si entra da Porta Santa Maria, l'unica rimasta delle antiche porte del paese. Sopra l'arco, due leoni stringono fra le zampe una testa umana: secondo la tradizione ricordano la rivolta degli abitanti contro la famiglia Monaldeschi, che nel Quattrocento dominava la zona. Si attraversa un breve passaggio scavato nella roccia, in penombra, e poi ci si ritrova di colpo nella luce del paese.
Piazza San Donato e i vicoli
Il cuore di Civita è piazza San Donato, uno spazio raccolto e irregolare su cui affaccia la chiesa omonima. L'edificio ha origini romaniche ed è stato rimaneggiato nel Cinquecento; il suo campanile in tufo è il profilo che si riconosce in ogni fotografia del borgo. All'interno si conserva un crocifisso ligneo del Quattrocento molto venerato, protagonista della processione del Venerdì Santo. La stessa piazza, due volte l'anno, diventa l'anello di gara del Palio della Tonna, la corsa degli asini fra le contrade.
Sulla piazza si affaccia anche Palazzo Alemanni, edificio rinascimentale che ospita il Museo Geologico e delle Frane, utile per capire come funziona il terreno su cui state camminando. Da qui conviene perdersi nelle stradine laterali: archi, scale esterne in pietra, cortili fioriti, portali antichi e scorci improvvisi sulla valle. Lungo il percorso si notano ambienti scavati nel tufo, usati per secoli come cantine e depositi. Le vie sono poche e il paese si gira in poco tempo, ma è un luogo che chiede di rallentare, sedersi su un muretto e semplicemente guardare.
I belvedere sulla Valle dei Calanchi
Proseguendo fino in fondo al paese, le case si diradano e lo sguardo si apre sulla Valle dei Calanchi. Il panorama cambia con le ore: al mattino le creste di argilla sono chiare e nette, al tramonto si colorano di rosa e di arancio, nelle giornate d'autunno e d'inverno la nebbia sale dal fondovalle e lascia emergere soltanto il campanile. All'estremità del borgo si trova il Bucaione, un antico passaggio scavato nella roccia che scende verso la valle e che racconta quanto Civita fosse un tempo legata ai campi sottostanti.
Per una vista d'insieme del borgo, invece, il punto più noto è il belvedere di Bagnoregio, alla fine del centro storico, da cui Civita appare con il ponte in primo piano. Vale la pena fermarsi lì prima o dopo la visita.
Civita come punto di partenza
La villa La Quiete si trova nella campagna di Bagnoregio, a circa 3 km da Civita: abbastanza vicino da tornare al borgo in momenti diversi, magari una volta di mattina e una al tramonto, e abbastanza lontano da ritrovare la calma del giardino e della piscina dopo la camminata sul ponte. Con il Lago di Bolsena a circa 15 km e Orvieto a circa 20 km, Civita diventa il primo capitolo di un viaggio lento nella Tuscia, da raccontare un giorno alla volta.
Dormire a pochi chilometri da Civita di Bagnoregio
La Quiete è una villa con piscina a circa 3 km da Civita: tornate al borgo all'alba o al tramonto e rientrate nel silenzio della campagna.